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05 gennaio 2009
Il supporto alle integrazioni europee dei Balcani occidentali è molto presente fra i cittadini dei paesi regionali, è il risultato del recentemente pubblicato sondaggio regionale del “Gallup Balkan Monitor”. Servizio a cura di Sandra Pekic. Con l’avvicinamento all’associazione all’Unione europea i cittadini dei paesi dei Balcani occidentali hanno un approccio reale verso il processo di integrazione, anche se è aumentato il dubbio per quanto riguarda l’associazione stessa all’Unione. Nella maggior parte di paesi dei Balcani occidentali gli interrogati credono di non essere abbastanza informati sull’Unione europea, eccetto la Macedonia e la Croazia. Secondo il sondaggio del “Gallup Balkan Monitor”, circa il 60% di cittadini della Serbia pensa che l’associazione all’Unione europea sia una buona cosa per il paese. I maggiori euro-scettici nella regione sono i croati, mentre i principali euro-ottimisti sono i cittadini dell’Albania e del Kosovo con oltre l’80% di risposte positive. Così, i cittadini della Croazia si aspettano l’adesione entro il 2013, mentre i macedoni, come la data d’entrata nel “club dei 27” vedono il 2015. È interessante che un terzo di cittadini in Serbia non sa quando il paese potrebbe diventare un membro dell’Unione, e gli altri pensano che questo possa accadere entro il 2018. Il sondaggio pubblicato poco dopo la relazione sul progresso dei paesi dei Balcani occidentali, rappresenta una valutazione aggiuntiva sulla regione, nata in base alle opinioni dei cittadini, e riflette un’immagine sulla dimensione socio-economica, politica e multiculturale degli stati regionali. Valutando che le relazioni sul progresso che la Commissione europea ha elaborato per ogni singolo paese dei Balcani occidentali per il 2008 siano bilanciate, la professoressa alla Facoltà di scienze politiche Tanja Miscevic ritiene che gli stati abbiano visto in modo positivo le proprie valutazioni, mentre avevano una posizione completamente diversa per quanto riguarda le relazioni che la Commissione europea ha pubblicato sugli altri stati regionali. Secondo lei, questo lo confermano anche le proteste degli stati vicini per l’introduzione insolita nel testo della relazione, che il 2009 possa essere l’anno in cui la Serbia riceverà lo status di candidato se adempirà le condizioni necessarie. Le proteste erano così espressive che, grazie ai lobby nei paesi dell’Unione europea, si è influito che questa constatazione della Commissione europea sia cancellata dalle conclusioni del Consiglio ministeriale pubblicate verso la metà del dicembre scorso. “Per quanto riguarda la collaborazione regionale, dobbiamo tener conto che, anche se andiamo insieme verso lo stesso scopo, cioè l’associazione all’Unione europea e le riforme, nei Balcani occidentali sono sempre presenti rapporti competitivi”, evidenzia la Miscevic. Così, anche dopo la presentazione della richiesta sulla candidatura per l’adesione all’Unione europea da parte del Montenegro, nell’opinione pubblica degli stati regionali erano presenti valutazioni che questa mossa sia precoce, rileva Tanja Miscevic. Lei ritiene che questo passo del Montenegro sia di grande importanza per l’intera regione, nonché il messaggio della Croazia che potrebbe diventare un paese dell’Unione europea nel 2011. A causa della difficile situazione in cui si trova l’Unione europea, per la crisi finanziaria mondiale, la ratifica dell’Accordo di Lisbona, le elezioni per il Parlamento e le nomina della nuova Commissione europea, potrebbe essere aggravato il processo di allargamento dell’Unione europea, aggiunge l’ex direttrice dell’Ufficio per le integrazioni europee del governo serbo. Eppure, la valutazione generale della Commissione europea, a condizione che ogni paese continui ad adempiere le condizioni poste, soprattutto nel settore di sicurezza e nella pacificazione, aggiunge la Miscevic.
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